Dalla casualità di un esercizio all’esplosione sul palco: la storia di ALIBI e della sua “Clessidra”
Il percorso di chi fa musica è fatto di coincidenze che diventano destino, esperimenti di scrittura trasformati in brani viscerali e palchi capaci di restituire il senso di una scelta di vita. Sul palcoscenico di JE SO PAZZO Music Festival abbiamo imparato a conoscere ALIBI, vero nome Alice Burani, vincitrice della categoria Cantautori nell’edizione 2026: un’artista capace di coniugare una profonda sincerità interpretativa con una spiccata consapevolezza della propria identità.
L’abbiamo incontrata per farci raccontare com’è nato il suo progetto, come ha lavorato a un brano nato per caso e cosa significa davvero condividere la musica in un contesto come il nostro. Ecco le sue parole.
Come nasce il nome ALIBI? Che cosa racconta di te e della musica che vuoi fare?
Alice: «Il nome ALIBI nasce a scuola: è semplicemente l’unione del mio nome, Alice, e dell’abbreviazione del mio cognome, Burani, che per tutti era diventato semplicemente “Bi”. Con il passare del tempo, però, quel nome ha iniziato a parlare davvero di me. È diventato parte della mia identità e del mio modo di vivere la musica: per me la musica è sempre stata, e continua a essere, l’alibi perfetto in qualsiasi momento, un rifugio e una giustificazione per mostrare chi sono veramente.»
Quale brano hai presentato a JE SO PAZZO 2026? Da quale idea o esperienza è nato e perché hai scelto di portare proprio quello?
Alice: «Al festival ho presentato Clessidra. La cosa ironica è che è nato quasi per caso, partendo da un esercizio di scrittura in cui avevo generato 5 parole random su un sito. All’inizio era solo un esperimento, ma con il tempo il brano ha preso una forma tutta sua e ha trovato una direzione ben precisa: oggi ha un significato profondo e, soprattutto, si lega a una persona per me molto importante. Nonostante sia stato uno dei primi pezzi che io abbia mai scritto, continua a rappresentarmi al 100%. Ho scelto di portare proprio lui perché è sincero e racconta una parte essenziale di me.»
Come nasce una canzone? prima il testo o la musica?
Come lavori alla scrittura di una canzone? Raccontaci come hai costruito il brano presentato al festival, dalle prime idee alla versione definitiva.
Alice: «Per Clessidra tutto è partito proprio da quella parola, “clessidra”, da cui si è sviluppato l’intero tema. Ho iniziato ad associare ai primi versi una melodia essenziale al pianoforte e, provando e riprovando per qualche giorno, ho costruito la prima metà della canzone — strofa, pre-ritornello e ritornello. Dopo qualche giorno ho completato la seconda parte. La cosa più bella è stata quando sono entrata in studio: la versione demo di voce e piano che avevo inciso inizialmente per fare delle prove era così vera e carica di intenzione che alla fine abbiamo deciso di mantenerla anche nella versione definitiva e finita.»
Come hai preparato l’esibizione? Hai lavorato su qualche aspetto particolare dell’interpretazione o dell’arrangiamento?
Alice: «Per il palco ho voluto modificare leggermente la melodia in alcune frasi rispetto alla versione studio. L’obiettivo era aumentare la dinamica e costruire un vero e proprio climax, conferendo al pezzo ancora più intensità emotiva e facendo esplodere di più il secondo ritornello. È stato un lavoro d’interpretazione molto sentito, fatto pensando costantemente alla persona a cui il brano è dedicato oggi. Volevo che ogni singola nota arrivasse dritta a lei.»
Quale momento del festival ti è rimasto più impresso, anche fuori dal palco? C’è stato un incontro o un consiglio che ti è stato particolarmente utile?
Alice: «Al di là dell’esibizione in sé, la cosa più bella è stata il clima che si è creato nel backstage e fuori dal palco. Poter conoscere altri artisti, confrontarsi sulla scrittura, condividere esperienze di vita e idee musicali è stato un arricchimento enorme. Quando fai musica spesso ti senti solo nella tua stanza, ma trovarsi con persone che vivono la tua stessa urgenza creativa ti fa capire che fai parte di una bellissima comunità.»
Che cosa hai pensato quando hanno annunciato la tua vittoria nella categoria Cantautori? Quale significato ha per te questo riconoscimento?
Alice: «Ero davvero stupita e felicissima! Non me lo sarei mai aspettata. Il primo pensiero in assoluto è stato quello di voler correre a condividere quella gioia con le persone che amo, che mi sono sempre state vicine e quella che crede in me anche quando io dubito. Per me questo premio è una conferma importante: mi dice che la strada che ho scelto è quella giusta e che vale la pena continuare a raccontarsi senza filtri.»
Su che cosa stai lavorando adesso? C’è un nuovo brano, un concerto o un progetto che ti piacerebbe raccontarci?
Alice: «In questo momento sono totalmente immersa nella scrittura di nuova musica. C’è in particolare un nuovo brano a cui tengo in modo speciale e a cui sto dedicando tantissima cura. Non voglio ancora svelare troppi dettagli o fare spoiler, ma non vedo l’ora di farvelo ascoltare quando sarà il momento giusto!»
La storia di ALIBI è la dimostrazione che l'autenticità premia sempre. Quando la musica smette di essere un esercizio stilistico e diventa una vera necessità espressiva, ogni nota trova la sua strada per arrivare dritta al cuore di chi ascolta.
E tu, sei pronto a far sentire al mondo di cosa sei capace?
Se anche per te la musica è un rifugio e l’occasione perfetta per raccontare chi sei veramente, non lasciare i tuoi brani chiusi in una stanza. Salire sul palco di JE SO PAZZO significa mettersi in gioco di fronte a grandi professionisti del settore e condividere il tuo percorso con una vera comunità di artisti emergenti.
